“È da lì che viene la luce” di Emanuela Ersilia Abbadessa

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“There is a crack in everything.That’s how the light gets in”
Così recitano i versi del brano “Anthem” con cui nel 1922 Leonard Cohen, dalla voce suadente e piacevolmente sincera, invita a non ricercare invano la perfezione ma a scovare nella propria vita i presupposti per una gloriosa risurrezione

L’autrice siciliana Emanuela Ersilia Abbadessa riporta queste parole nella prima pagina del suo ultimo romanzo “È da lì che viene la luce”, edito da Piemme nel 2019, e decide di citarle per dare inizio al suo incontro, tenutosi ieri pomeriggio alla Legatoria Prampolini. Da esperta musicologa è stata in grado di sfruttare questo suggestivo tempio della cultura dove i muri trasudano sapienza, la cui rinascita è stata segnata dal grande impegno delle sorelle Sciacca, come cassa di risonanza per folgorare letteralmente gli spettatori.
L’uomo potrebbe davvero imparare a cogliere, magari proprio attraverso la narrativa o la musica, una fonte luminosa di rinnovamento interiore persino dagli eventi storici e personali più difficili da affrontare?
Con l’intento di insegnarci a riscoprire le nostre “ombre”, per scovarci idealmente qualche briciolo di speranza, viene affrontata la tematica dell’accettazione in senso lato fino a giungere alla conclusione che l’imperfezione è tratto intrinseco della condizione umana. I continui riferimenti alla tragedia greca, dal valore imperituro, mirano senza dubbio a sottolineare le antiche radici della fragilità dell’uomo e questa tradizionale etica dell’insolubilità dei conflitti pratici.
Dalla strofa “Forget your perfect offering” di Anthem inizia a diventare chiaro il fatto che l’ansia di dover sistemare ogni cosa, e ad ogni costo, non funziona e finisce per intossicare la nostra esistenza. I personaggi del romanzo, i quali assumono volutamente delle sfumature caratteriali greche e dei nomi parlanti, agiscono secondo delle ragioni ineluttabili e un proprio senso della morale, permettendo al lettore di identificarsi nella loro realistica umanità.
Come suggerisce Eva Luna Mascolino, relatrice durante la presentazione, “la luce non sempre equivale alla salvezza ma esiste” e, dunque, non dobbiamo lasciarci intimorire dalla scoperta di nuove spaccature nell’illusoria architettura della perfezione che crediamo possa essere la nostra vita.
“Un lieto fine dipende da dove interrompete la vostra storia”
Orson Welles, sebbene la sua posizione possa sembrarci assolutamente pessimista, può forse aiutarci ad accettare una volta per tutte questa perenne dialettica tra luce e buio, entrando in pace con i nostri complessi .
<< Chi racconta le storie lancia domande e non dà risposte >> afferma l’Abbadessa.
Per il protagonista della vicenda l’autrice si ispira a Wilhem von Glöden, reinventando l’immagine di questo illustre fotografo che, con la sua passione per la “scrittura con la luce”, prova a purificare ciò che appare sconveniente agli occhi dei “più forti”. È senza dubbio toccante la sua sofferenza vissuta in prima persona per via di un circolo vizioso di pregiudizi , responsabile di aver avviato dei meccanismi di difesa contro il “diverso”, ancora oggi difficili da abbattere.
Il barone Ludwing von Trier, il cui nome rimanda a quello del compositore Ludwing van Beethoven e alla figura storica di Ludovico II di Baviera (amante del bello per eccellenza), rimane volutamente una persona irrisolta per un problema prevalentemente personale, più che sociale, e diviene un ottimo punto di partenza per discutere sulla “paura trasversale per il diverso”. Continua, infatti, a vivere il suo orientamento sessuale come una malattia incurabile che non garantisce margini di espiazione della propria colpa.
Perdendoci nel rifiuto di un qualsiasi confronto con l’altro, considerato come una minaccia alla nostra integrità, stiamo tutt’oggi permettendo ad aberranti atrocità e illogiche discriminazioni di raggiungere livelli stellari, confutando forse la salda convinzione di essere “italiani brava gente”.
Vista la continua recrudescenza dell’odio, divengono più che mai utili gli spunti offerti dall’Abbadessa , la quale abbraccia il tema dell’omofobia, un estremismo pericoloso non solo nel ventennio fascista di ambientazione della vicenda, e dell’omosessualità come metafora di alcune delle diversità ancora oggi molto disturbanti.
Solo nel momento in cui diventeremmo intolleranti al razzismo l’argomento dell’antifascismo potrà essere considerato fuori moda, perché costituzionalmente e umanamente scontato.

Mariacristina Di Pietro