Presentazione “L’altra luna” di Irene Guffrida

Di Grado, Mangiameli e Fadda: Il fascismo ai tempi della crisi
22 settembre 2019

Edito da Splen Edizioni nel 2018, il libro di Irene Giuffrida ci apre le porte della cittadina di Mongio Servino, un emblematico luogo immaginario dove la società è controllata capillarmente da un regime totalitario.

Un meraviglioso intreccio tra filone giallo e psicologico ci introduce la figura contorta e distorta della protagonista Luna, chiamata a discolparsi per un’accusa di omicidio nell’aula di un tribunale.
Qualche indizio per iniziare a districare la matassa viene fornito sin dall’accattivante illustrazione della quarta di copertina, richiamando alla mente l’immagine delle quattro fasi lunari intermedie. Per via del suo continuo movimento, il satellite sembra influenzare da secoli la vita dell’uomo e, non a caso, la protagonista del romanzo ricorre all’arte per provare a scacciare le ascendenze negative sulla sua complessa personalità.
<< Luce e ombra si confondono in continuazione fino a comporre l’intero della nostra Luna >> afferma Irene Giuffrida, rimarcando il valore pedagogico dell’analisi introspettiva dell’essere umano, il quale si poi confronta con il resto del suo Universo esteriore.
Proseguendo con la lettura, ci si appassiona sempre di più alla spontanea fragilità di Luna, 27enne dalla bellezza disarmante e dalla brillante intelligenza. La sua mente a volte sembra tracollare in astrusi meandri psicologici, divenendo schiava di loop emotivi da cui non è facile uscire.
Il paradosso su cui si incentra la narrazione è la visione della giovane ragazza, seduta al banco degli imputati per svariati crimini commessi, intenta a lottare contro se stessa. Riuscirà a vincere la sua battaglia alla ricerca di una ragione e di un controllo che nessuno intorno a lei possiede davvero?
A tenerla intrappolata è, in realtà, la parte peggiore di se stessa. C’è una presenza spaventosa che le alberga dentro. Luna ritiene che l’esistenza della sua gemella bipolare sia fortemente vincolante ma anche salvifica, a fasi alterne, e nella descrizione della dimora della sua follia ritroviamo un evidente riferimento alla sua malattia.
<< Doveva morire affinché io potessi rinascere libera. In un istante il piano inclinato dell’esistenza era tornato in equilibrio >> si legge da un estratto del romanzo, per introdurre l’alter ego di Luna.
L’ingombrante Lunetta le toglie infatti la parola, non lasciandola libera di essere padrona delle sue azioni. È così che si finisce col raccontare l’altra faccia della medaglia, la prospettiva più grottesca del mondo interiore della protagonista.
Si tratta in effetti di “strappi esistenziali”, paragonabili ai “moments of being” di Virginia Woolf o al “sonno della ragione che genera ombra” descritto da Francisco Goya, forse indispensabili per provare a comprendere l’illogicità del quadro generale.
Conoscendo Luna come “un frammento di un ingranaggio guasto ben più ampio”, non possiamo non considerarla un archetipo universale di umanità. Probabilmente è proprio la nostra continua bramosia di deresponsabilizzarci a permettere all’irrazionalità di regnare sovrana e di sfruttare il suo potere per tenere sotto scacco i suoi nemici.

Mariacristina Di Pietro